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Come capire se ChatGPT, Gemini e Perplexity citano il tuo brand

Non esiste uno strumento che dica con precisione quante volte ChatGPT, Gemini o Perplexity citano un brand: le risposte cambiano da una richiesta all’altra. Si può però misurare in modo onesto con un set fisso di domande ripetute nel tempo, e affiancarlo ai dati ufficiali di Google Search Console, Bing Webmaster Tools e GA4. Il risultato è un andamento, non un punteggio assoluto.

Perché una sola prova non dice niente

Google scrive che AI Overviews e AI Mode possono usare modelli e tecniche diverse, quindi le risposte e i link mostrati variano, e che le AI Overviews compaiono solo quando il sistema le ritiene utili, quindi spesso non compaiono. Per gli altri assistenti non abbiamo trovato dati ufficiali sulla variabilità, ma la prudenza è la stessa: la stessa domanda, posta due volte, può dare risposte diverse.

È ragionevole aspettarsi differenze anche per lingua, località, cronologia dell’account e data. Questa è una precauzione di metodo, non un dato documentato: per questo il metodo qui sotto prevede ripetizioni e condizioni controllate.

Come costruire un set fisso di prompt

Servono 15-30 domande, scritte una volta e non più modificate, divise per categorie:

  • Categoria. “Quali sono le migliori agenzie di branding a Milano?”, cioè domande su cosa fate, senza nomi.
  • Problema. Le domande che un cliente si pone prima di sapere che esistete.
  • Confronto e scelta. “Come scegliere un fornitore di…”, “cosa chiedere a…”.
  • Brand. Poche domande con il vostro nome, per controllare cosa si dice di voi.

Le domande di categoria e di problema sono le più utili. Se il nome del brand è già nel prompt, la risposta lo conterrà quasi per forza e il test non misura nulla.

Come eseguire le prove

  • Usate una finestra anonima o un account di test, senza cronologia legata alla vostra azienda.
  • Ripetete ogni domanda in giorni diversi, per esempio tre volte in due settimane, e ripetete il ciclo ogni mese.
  • Fate le prove su ogni assistente che vi interessa, nella lingua dei vostri clienti.
  • Se attivate la ricerca web, annotatelo: una risposta con fonti e una senza non sono confrontabili.

In un foglio di calcolo registrate per ogni prova: data, assistente e modello, lingua, prompt, presenza del brand (sì/no), posizione relativa tra i nomi citati, fonti citate, link alla vostra pagina (sì/no) e note. Salvate anche uno screenshot. Alla fine contate la frequenza di presenza per categoria, non il singolo risultato.

Menzione o citazione: non sono la stessa cosa

Una menzione è il nome nel testo della risposta. Una citazione è la vostra pagina indicata come fonte, di solito con un link. Registrate le due cose separatamente. Perplexity, per esempio, scrive che ogni risposta include citazioni numerate che rimandano alle fonti originali: lì la citazione è parte del formato. Una menzione senza link dice che il nome circola; una citazione dice quale vostra pagina è stata usata, e quella potete migliorarla.

Cosa si misura con strumenti ufficiali

Google Search Console. Secondo la documentazione, i siti che compaiono nelle funzioni AI sono inclusi nel traffico complessivo e riportati nel rapporto Rendimento, nel tipo di ricerca Web. Le regole di conteggio sono descritte nella guida di Search Console: il clic su un link esterno in AI Overviews o AI Mode conta come clic, e tutti i link di una AI Overview hanno la stessa posizione. Nella pagina consultata non c’è un modo indicato per separare questi dati dal resto del traffico Web. Google segnala inoltre, nella sua guida all’ottimizzazione per la ricerca AI, un rapporto dedicato alle prestazioni nelle funzioni di AI generativa: controllate se è disponibile per la vostra proprietà.

Bing Webmaster Tools. Esiste un report AI Performance, presentato come anteprima pubblica: mostra citazioni totali, pagine citate in media, grounding queries (le frasi usate dall’AI per recuperare contenuti) e citazioni per pagina, su Microsoft Copilot, sintesi AI di Bing e alcune integrazioni di partner.

GA4. OpenAI dichiara che ChatGPT aggiunge utm_source=chatgpt.com agli URL di rinvio dalla ricerca. In GA4 potete quindi guardare le visite con quell’origine. Per le altre piattaforme non abbiamo trovato una convenzione documentata: controllate nel report di acquisizione quali origini compaiono davvero. Contano solo i clic: chi legge la risposta e non clicca non lascia traccia.

Sugli strumenti di terzi, Google avverte di diffidare di quelli che promettono risultati o dicono di usare metriche interne di Google.

Perché contano le fonti esterne

Le risposte con ricerca si basano su pagine web, non solo sul sito del brand. Perplexity dichiara di raccogliere informazioni da fonti autorevoli come articoli, siti e riviste. Google spiega che AI Overviews e AI Mode possono usare la tecnica del query fan-out, cioè più ricerche correlate su sottotemi e fonti diverse. Quando registrate le fonti citate, guardate quindi anche quali siti terzi compaiono per le vostre categorie: sono il contesto in cui il brand viene descritto. Siate prudenti: Google considera poco utile cercare menzioni inautentiche in giro per il web.

Errori da evitare

  • Misurare una volta sola e trarre conclusioni.
  • Usare prompt che contengono già il nome del brand.
  • Cambiare le domande a ogni ciclo: il confronto nel tempo si perde.
  • Confondere menzione e citazione, o contare solo i casi favorevoli.
  • Leggere un risultato come garanzia: nessun motore promette una citazione. OpenAI stessa indica di non bloccare OAI-SearchBot per essere citati e collegati, senza promettere l’inclusione.

Prima di misurare, accertatevi che le pagine siano accessibili ai crawler giusti: ne parliamo in come farsi citare dagli assistenti AI. Per il quadro generale, vedete le differenze tra SEO, GEO e AEO.

Magnet segue SEO, GEO e AEO anche per siti realizzati da altri: se volete impostare il monitoraggio o capire cosa leggono oggi gli assistenti del vostro sito, trovate tutto nella pagina SEO, GEO e AEO.

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