SEO, GEO e AEO non sono tre mestieri separati. La SEO lavora perché un sito compaia tra i risultati dei motori di ricerca. La GEO punta a far usare e citare un brand nelle risposte scritte dall’intelligenza artificiale. L’AEO prepara le pagine a rispondere in modo diretto a una domanda precisa. Le basi sono le stesse: pagine che i crawler possono leggere, testi chiari e informazioni coerenti. Cambia soprattutto dove si guarda il risultato.
Cos’è la SEO?
La SEO (Search Engine Optimization) rende un sito facile da scansionare, indicizzare e capire per i motori di ricerca, e utile per chi cerca. Google chiede contenuti scritti prima di tutto per le persone e dà peso a esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità, con un autore riconoscibile: lo spiega la guida di Google Search Central sui contenuti utili.
Cos’è la GEO?
La GEO (Generative Engine Optimization) riguarda i motori generativi, cioè i sistemi che cercano sul web e scrivono una risposta indicando le fonti. Il termine viene dall’articolo di ricerca «GEO: Generative Engine Optimization» di Pranjal Aggarwal e colleghi, presentato alla conferenza KDD 2024.
Gli autori dichiarano un aumento di visibilità nelle risposte generate fino al 40%. È un risultato ottenuto in laboratorio, su un insieme di domande di prova, e varia da un ambito all’altro: non è una promessa valida per un singolo sito.
Cos’è l’AEO?
L’AEO (Answer Engine Optimization) è un termine usato nel settore, come in questa definizione, per indicare il lavoro che rende un contenuto adatto a essere estratto e citato come risposta. Non risultano regole ufficiali dei motori di ricerca dedicate all’AEO: in pratica significa titoli a forma di domanda, una risposta breve in apertura e i dettagli subito dopo. GEO e AEO si sovrappongono molto, e il confine tra i due termini cambia da autore ad autore.
Quali sono le differenze in sintesi?
| SEO | GEO | AEO | |
|---|---|---|---|
| Dove si guarda | Risultati dei motori di ricerca | Risposte generate che citano fonti | Risposte dirette a una domanda |
| Obiettivo | Comparire e ricevere clic | Essere usati come fonte | Essere la risposta |
| Su cosa si lavora | Tecnica, contenuti, link | Contenuti verificabili, dati coerenti sull’azienda, fonti esterne | Forma delle pagine, domande e risposte |
Servono ottimizzazioni speciali per le risposte AI di Google?
No. La documentazione di Google sulle funzioni AI dice che per comparire in AI Overviews e AI Mode non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali. La pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nella Ricerca con uno snippet. Non servono file per l’AI, markup dedicati né uno schema.org particolare.
Google precisa anche che queste funzioni possono usare il «query fan-out», cioè più ricerche collegate sui sottotemi della domanda. Il loro traffico rientra nel report Prestazioni di Search Console, nel tipo di ricerca «Web». Per Google, dunque, GEO e AEO sono soprattutto buona SEO.
Cosa dicono OpenAI, Perplexity e Bing dei loro crawler?
- OpenAI. Secondo la documentazione sui crawler, OAI-SearchBot serve a mostrare i siti nella ricerca di ChatGPT: chi lo esclude non compare nelle risposte, ma può restare come link di navigazione. GPTBot riguarda l’addestramento dei modelli e si gestisce a parte. ChatGPT-User agisce su richiesta di una persona, quindi le regole del robots.txt potrebbero non valere. Un cambio al robots.txt può richiedere circa 24 ore per avere effetto. Come ChatGPT trova le fonti è spiegato nella guida a ChatGPT search.
- Perplexity. Nella documentazione dei suoi bot, PerplexityBot serve a mostrare e linkare i siti nei risultati, rispetta il robots.txt e non è usato per addestrare i modelli di base. Perplexity-User scarica una pagina su richiesta dell’utente e in genere ignora il robots.txt.
- Bing e Copilot. Bingbot è il crawler di Bing e segue le direttive del robots.txt, come spiega un articolo del blog di Bing. Il report AI Performance di Bing Webmaster Tools, in anteprima da febbraio 2026, mostra citazioni, pagine citate e le query usate da Copilot e dai riepiloghi AI di Bing.
Il robots.txt basta per decidere cosa comparire?
Non sempre. Google spiega nella guida al robots.txt che serve a indicare ai crawler quali URL possono visitare e non a tenere una pagina fuori da Google: per quello si usa noindex. Bloccare un crawler di ricerca come OAI-SearchBot o PerplexityBot, invece, significa rinunciare a essere mostrati in quel servizio. Vale la pena decidere bot per bot, e controllare anche CDN e firewall.
Da dove conviene partire?
- Pagine indicizzabili, con il contenuto importante scritto in testo.
- Una risposta chiara in apertura a ogni domanda reale del vostro pubblico.
- Dati sull’azienda uguali su sito, schede e profili.
- Crawler di ricerca non bloccati per errore.
- Controlli periodici con Search Console, Bing Webmaster Tools e le stesse domande poste più volte agli assistenti. Nessuna citazione si può garantire.
Se volete capire come si legge il vostro sito su Google e negli assistenti AI, anche se l’ha realizzato qualcun altro, trovate il metodo nel servizio SEO, GEO e AEO.